La disciplina americana del Fatca (“Foreign Account Tax Compliance” traducibile in “Conformità tributaria del conto estero”) volta a combattere l’evasione fiscale mira a richiedere ai residenti statunitensi di dichiarare i conti finanziari detenuti al di fuori degli Stati Uniti ed agli istituti finanziari stranieri (FFI, Foreign Financial Institution) di riferire all’agenzia fiscale (IRS – Internal Revenue Service) sulla detenzione dei conti da parte dei loro clienti statunitensi.

Paola Zambon

La norma, nata nel 2011, mirava inizialmente a contrastare i contribuenti USA che intendevano investire all’estero somme che non avevano scontato l’imposizione fiscale locale (a pena del pagamento di una ritenuta del 30% sui redditi ritratti negli Stati Uniti).

Come avevamo già commentato, la disciplina Fatca è stata poi adottata da altri Paesi diventando un modello internazionale di accordo fiscale. É nata dapprima come bozza nel febbraio 2012 con proposte regolamentari da approvare – Proposed Regulations – e poi è divenuta nel luglio 2012 il “Model Intergovernmental Agreement on Improving Tax Compliance and Implementing FATCA” (noto come “Model IGA”), ovvero come modello da adottare tra Stati Uniti ed i primi stati che vi hanno aderito: Francia, Germania, Spagna, Italia e Regno Unito.

Con questo accordo gli Stati aderenti al Model IGA intendono scambiarsi informazioni relative alle attività finanziarie dei contribuenti detenute negli altri Stati (es. titolare del conto corrente, consistenza del conto, tipo di reddito finanziario percepito).

Il 10 gennaio 2014 è stato siglato un accordo intergovernativo tra il Ministro dell’economia italiano e l’ambasciatore degli Stati Uniti proprio per l’attuazione operativa del Fatca.

Il 30 giugno 2014, il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge di ratifica ed esecuzione dell’accordo. Il testo è già stato sottoposto a consultazione pubblica e si trova qui.

Con l’accordo Fatca, le informazioni sui conti correnti Italia-Usa sono in arrivo.

L’accordo prevede che, a partire dal 1° luglio 2014 gli intermediari finanziari (es. banche, assicurazioni vita, sim, broker, società di gestione del risparmio, ecc.) debbano procedere all’identificazione dei clienti fiscalmente residenti negli Stati Uniti e segnalarli all’autorità fiscale statunitense per il tramite dell’Agenzia delle Entrate italiana. Dunque l’effetto sarà poi anche retroattivo.

L’accordo prevede che vi sia uno scambio automatico di dati tra Italia e Stati Uniti pertanto anche l’Italia potrà richiedere gli stessi tipi di dati inerenti contribuenti Italiani che apriranno conti correnti negli USA.

L’accordo in pratica inserisce gli obblighi di:

1) adeguata verifica ai fini fiscali e di acquisizione di dati sui conti finanziari e su taluni pagamenti (articolo 5),

2) comunicazione all’Agenzia delle entrate degli elementi informativi acquisiti (articolo 4),

3) prelievo alla fonte da parte degli intermediari qualificati con responsabilità primaria di sostituto d’imposta statunitense su pagamenti di fonte statunitense corrisposti ad un’istituzione finanziaria non partecipante (articolo 7)

4) comunicazione tra istituzioni finanziarie per l’applicazione dell’indicato prelievo alla fonte (articolo 8).

Per quanto riguarda i soggetti “non reporting”, sono ricomprese le istituzioni finanziarie considerate adempienti e i beneficiari effettivi esenti, nonché le altre istituzioni finanziarie italiane considerate adempienti o beneficiari effettivi esenti ai sensi dei pertinenti Regolamenti del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti.

Le istituzioni finanziarie dunque saranno molto impegnate nelle comunicazioni richieste dall’accordo.