Controllo delle email dei lavoratori: datori di lavoro più cauti

I datori di lavoro possono controllare le email dei propri dipendenti? Il diritto alla segretezza epistolare e di riservatezza del singolo ed il parallelo diritto del datore di lavoro di verificare i messaggi nel posto di lavoro verranno analizzati dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) in questo mese di settembre 2017.

L’art. 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo stabilisce così: “Ogni persona ha diritto al rispetto della sua vita privata e familiare, del suo domicilio e della sua corrispondenza”.

Il bilanciamento di interessi tra le parti è molto dibattuto. Questo caso è particolarmente interessante.

Tutto è iniziato dopo un ricorso di un dipendente rumeno (Bogdan Bărbulescu) che aveva subito un licenziamento dopo aver inviato email private utilizzando il proprio account professionale (con Yahoo Messenger) al fratello ed alla fidanzata. L’azienda aveva avvertito i dipendenti di non usare le email per comunicazioni personali ma in questo caso i messaggi erano stati usati per scopo privato e dunque monitorati dall’azienda e, peraltro, riguardavano anche la propria vita sessuale (dunque dati sensibili). I messaggi erano stati così stampati e mostrati al dipendente stesso.

La sentenza del Tribunale rumeno è stata inizialmente interpretata come favorevole al datore di lavoro al quale è seguito un appello a Strasburgo . Ora la Corte europea dei diritti dell’uomo si esprime per dare un punto fermo (comune ed utile ai Paesi europei).

In realtà un caso precedente che può essere considerato sulla stessa linea vi era stato (caso Copland/Regno Unito – n. 62617/00) in cui si attestava che il datore di lavoro non può perpetrare un monitoraggio sostanzialmente troppo intrusivo e senza averne avvertito l’utente (qui il ricorrente lamentava il controllo delle proprie telefonate, della corrispondenza relativa alla posta elettronica e dell’uso di Internet) ma nel caso rumeno invece i giudici avevano stabilito che il monitoraggio era stato ragionevole e non in violazione ai diritti umani. A quanto pare però non si era eccessivamente indagato sul diritto al licenziamento e se questo potesse essere considerato un motivo sufficiente per attuarlo in conformità della norma. Ciò comunque ed alla fine è stato ritenuto importante è che lo Stato non abbia pensato a proteggere con dovizia i diritti del singolo alla privacy ed alla corrispondenza.

Il caso n. 61496/08  del 12 gennaio 2016 è ritornato così alla ribalta e l’espressione della Corte suprema costituirà è sicuro interesse per datori di lavoro e per tutti gli studiosi della privacy.

La Corte (qui la sentenza) infatti ha deciso che i giudici rumeni non hanno difeso il diritto del Bărbulescu al rispetto della propria via privata ed alla propria corrispondenza così come previsto dalla convenzione. Occorre dunque prestare attenzione alla corretta informativa da erogare ai propri dipendenti, adottare misure cautelative non eccessivamete invadenti e soprattutto cercare di prevedere sanzioni disciplinari che siano conformi al diritto del lavoro domestico per poter essere considerate con buona probabilità anche lecitamente corrette per la Corte europea dei diritti dell’uomo.

(fonte: reuters ).

By | 2018-05-17T14:16:42+00:00 settembre 5th, 2017|Diritto e fisco|Commenti disabilitati su Controllo delle email dei lavoratori: datori di lavoro più cauti

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Paola Zambon è Dottore commercialista in Italia, chartered accountant in Inghilterra e Galles, expert comptable in Lussemburgo.