La Commissione Europea ha reso noto il 18 marzo 2015 lo status quo europeo delle nuove regole sul commercio elettronico, ed in particolare sui servizi elettronici e del relativo recepimento in ogni singolo Stato membro dell’Unione Europea.

Dal 1 ° gennaio 2015, infatti, prestazioni di servizi di telecomunicazione, di teleradiodiffusione e di servizi prestati tramite mezzi elettronici, vengono sempre tassati nel Paese in cui il cliente (destinatario del servizio) è stabilito – indipendentemente dal fatto che il cliente sia un’azienda (b-to-b) o un consumatore finale (b-to-c) e che il fornitore abbia sede in o fuori dall’Europa.


 

e-books novità fiscali


Il termine che ho utilizzato (“stabilito”) va inteso in particolare:

  • per l’impresa: il Paese in cui è registrata dal punto di vista tributario o in cui ha sedi che ricevono il servizio;
  • per il consumatore finale: il Paese in cui è registrato dal punto di vista tributario, domiciliato, o in cui detiene la propria abituale residenza.

I “servizi di teleradiodiffusione” comprendono i servizi consistenti nella fornitura al pubblico di contenuti audio e audiovisivi, come i programmi radiofonici o televisivi trasmessi attraverso reti di comunicazione da un fornitore di servizi di media sotto la sua responsabilità editoriale, per l’ascolto o la visione simultanei, sulla base di un palinsesto.

Si veda in merito i regolamenti comunitari n. 1042/2013 e n. 282/2011.

I “servizi prestati tramite mezzi elettronici” comprendono i servizi forniti attraverso Internet o una rete elettronica e la cui natura rende la prestazione essenzialmente automatizzata, corredata di un intervento umano minimo e impossibile da garantire in assenza della tecnologia dell’informazione. Ne costituiscono esempi:

fornitura di prodotti digitali in generale, compresi software, loro modifiche e aggiornamenti;

– i servizi che veicolano o supportano la presenza di un’azienda o di un privato su una rete elettronica, quali un sito o una pagina web;

– i servizi automaticamente generati da un computer attraverso Internet o una rete elettronica, in risposta a dati specifici immessi dal destinatario;

– la concessione, a titolo oneroso, del diritto di mettere in vendita un bene o un servizio su un sito Internet che operi come mercato on line, in cui i potenziali acquirenti fanno offerte attraverso un procedimento automatizzato e in cui le parti sono avvertite di una vendita attraverso posta elettronica generata automaticamente da un computer;

– le offerte forfettarie di servizi Internet (Internet service packages, ISP) nelle quali la componente delle telecomunicazioni costituisce un elemento accessorio e subordinato (es. oltre il semplice accesso a Internet e comprende altrielementi, quali pagine con contenuto che danno accesso alle notizie di attualità, alle informazioni meteorologiche o turistiche, spazi di gioco, hosting di siti, accessi a dibattiti on line, ecc.)

  • hosting di siti web e di pagine web;
  • manutenzione automatica di programmi, remota e on line;
  • amministrazione remota di sistemi;
  • conservazione (warehousing) dei dati on line, quando dati specifici sono conservati e recuperati elettronicamente;
  • fornitura on line di spazio sul disco in funzione delle richieste.

I “servizi di telecomunicazione” comprendono i servizi aventi per oggetto la trasmissione, l’emissione o la ricezione di segnali, scritti, immagini e suoni o informazioni di qualsiasi natura via filo, per radio, tramitemezzi ottici o altri mezzielettromagnetici, ivicomprese la cessione e la concessione ad esseconnesse di un diritto di utilizzazione di mezzi per tale trasmissione, emissione o ricezione, compresa la messa a disposizione dell’accesso a reti d’informazione globali.

Si riporta la versione tradotta della tabella della Commissione europea.

Stato membro Applicabilità dell’utilizzo del servizio Riduzione aliquota Iva Aliquota Iva ordinaria Fattura nel B-to-c obbligatoria
Austria 10% per servizi resi da imprese di broadcasting 20% per altri servizi (19% per Jungholz e Mittelberg) No
Belgio No 21% No
Bulgaria No 20% No*
Croazia No 25% Sì**
Cipro 19%
Danimarca No 25%
Estonia No 20% No
Finlandia No 24% No
Francia No 10% per la telediffusione
5,5% per e-books e audiolibri
2,1% per quotidiani in formato elettronico
20% per altri servizi No**
Germania No 19% No
Grecia 23% (16% in alcuni casi) No**
Irlanda 23% No
Italia Sì (la norma è ancora in versione bozza) 4% per e-books 22% per altri servizi No (la norma è ancora in versione bozza)
Lettonia 21% No*
Lituania No 21% Sì***
Lussemburgo 3% per e-books 17% per altri servizi No
Malta 18% No
Paesi Bassi No 21% No
Polonia No 8% per ricezioni radio e TV 23% per altri servizi No*
Portogallo 23% (22% a Madeira,
18% nelle Isole Azzorre)
No
Repubblica Ceca No 21% No
Regno Unito 20% No
Romania No 24% Sì**
Slovacchia No 20% No
Slovenia No 22%
Spagna 21%
Svezia No 25% No
Ungheria No 27%

* emissione fattura se il cliente la desidera

** emissione fattura solo in alcuni casi o documento alternativamente rilevante.

*** è possibile emettere un documento alternativo alla fattura.

In tema di e-books in Italia segnalo che la Corte di Giustizia dell’Unione europea, con sentenze del 5.3.2015, relative alle cause C-497/13 e C-502/13, ha affermato l’incompatibilità con il diritto europeo l’applicazione di un’aliquota IVA ridotta per la fornitura di libri elettronici. Pertanto l’attuale norma italiana (L. 190/14) non è al momento considerata valida.

L’aliquota ridotta non è ammessa nella fornitura degli e-books dunque secondo il legislatore europeo.

Le decisioni prese infatti sostanzialmente parificano la fornitura di libri elettronici al servizio fornito per via elettronica così come definito dall’art. 98 par. 2 della Direttiva Iva comunitaria e dunque non prevedono la riduzione dell’aliquota (come invece viene previsto nel punto 6 dell’All. II della direttiva Iva stessa per quanto riguarda i libri su supporto fisico). Di fatto non si fa riferimento all’Iva del libro ma a quella della prestazione di servizi.
E’ probabile dunque che ora si possa aprire la procedura di infrazione per l’Italia.
Non si tratta dunque di un problema solo Italiano ma Europeo.

Il tema è molto dibattuto anche perché a livello di diritto tributario ritengo sia evidente che le decisioni dei Legislatori non dovrebbero inficiare in modo sbilanciato la decisione del consumatore medio di optare per l’uno o per l’altro regime: libri su carta o elettronici, che siano.

Tale riflessione l’avevo postata già circa due settimane fa anche in linkedin (gruppo “Parità di genere: donne di talento al top!”).

Evidenzio infatti che il 19 marzo 2015 i Ministri della Cultura dell’Italia, Francia, Germania e Polonia, hanno rivolto una richiesta alla Commissione europea affinché vi sia sostanziale parificazione tra libri elettronici e libri su carta.

Il sindacato nazionale degli Editori in Francia ha lanciato una campagna virale sul web chiamata “un libro è un libro”  (creando l’hashtag#thatisnotabook), sostenendo che un libro deve essere dichiarato tale in qualunque forma esso si presenti, invitando ad applicare l’Iva ridotta sugli e-books e ad estendere la riduzione di aliquota Iva anche per i libri cartacei.

Si noti che, anche l’Italia si è attivata in tale senso, creando recentemente ed analogamente l’hashtag #unlibroèunlibro.

Da assidua e convinta lettrice mi auguro che i legislatori pensino anche a rendere gli e-book in ogni caso indipendenti dal software di lettura e dal dispositivo utilizzato per la sua visualizzazione, onde evitare la creazione delle consuete posizioni oligopolistiche sul mercato delle quali poi, i consumatori finali, assieme agli editori (e gli autori, specialmente meno noti, come di consueto sono i nostri Italiani ed Europei in generale rispetto alla concorrenza internazionale) sarebbero i veri penalizzati.