Il Regno Unito punta alla leadership in Digital Economy

Il Regno Unito, come nella favola di Hansel e Gretel, lascia evidenza del proprio cammino, per raggiungere una delle consuete mete ambiziose: la conquista della leadership nell’economia digitale (Digital Economy).

Il libro bianco evidenzia infatti che, entro il 2020, il mercato globale dei servizi digitali varrà tanto quanto l’intera economia del Regno Unito.  Se nel 1984 solo 100.000 computers (collegati con cavo) erano collegati tra loro via internet, nel 2020 si stima che saranno collegati tra loro circa 30 milioni di “devices” (pc, cellulari, smarthphone, ecc.) in modalità wireless (senza cavo). La strategia britannica punta dunque a sostenere dal 2015 al 2018 con 30 milioni di sterline l’anno, i progetti imprenditoriali digitali innovativi e finanziamenti a centri specializzati per diventare importanti hub (es. Tech City, Open Data Institute, Catapult Centre).

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II Britannici sono già il secondo Paese esportatore mondiale di telecomunicazione ed il terzo per servizi IT, impiegando 885.000 addetti.

Il Regno Unito si è accorto dunque che, quello che io definisco “digital procurement” (cioè il metodo con cui le imprese riescono a creare una sorta di catena di approvvigionamento digitale, rendendo più snello il trasferimento di dati, l’effettuazione di transazione ed di pagamenti, l’interscambio di metadati e di informazioni di sicurezza), frammenta il mercato in cerca di standard e architteture aperte, soluzioni interoperabili o interfacce standard (come API – Application Programming Interface, supportati anche da alcune norme che tendono al libero scambio ed alla libera concorrenza.

La politica europea dunque tende a fornire un livello di standardizzazione unico digitale in modo parallelo al crescere della moltitudine di standard di settore e di ricerca accademica.

Le imprese che in questi anni hanno avuto una espansione rapida in termini di crescita e di successo hanno tutte una base comune: utilizzano internet pensando a creare economie di scala, non solo a livello tecnologico ma anche a livello di business, sfruttando il mercato e cercando di replicare il proprio modello a livello mondiale.

Ci sono, ad esempio, alcune imprese chiamate “Unicorni” (Unicorns) che hanno visto aumentare la propria valutazione economica in modo esponenziale in poco tempo grazie alla raccolta fondi su internet.

La rivista americana “Fortune” ha da poco pubblicato (maggio 2015) la lista aggiornata di tali imprese che ai primi 10 posti riporta molte imprese ormai note a livello internazionale: Xiaomi, Uber taxi, Airbnb, Palantir, Snapchat, SpaceX, Flipkart, Pinterest, Dropbox, Theranos, ecc.).

La creazione di un’ecosistema architetturale in cui vi è un sistema di mercato con le proprie regole di funzionamento, può essere dunque comune a più Paesi e replicabile in diversi settori (es. cure sanitarie, parcheggi auto, ecc.).

Tra gli ultimi standard pubblicati dall’ente di standardizzazione britannico in accordo con il sistema governativo UK a supporto dell’innovazione vi sono quelli dedicati alla biologia sintetica, alle terapie cellulari, all’energia rinnovabile, dove il Paese si fregia del titolo di “first mover” in tali ambiti.

Anche i Governi pertanto potrebbero dunque applicare lo schema come se fossero una sola grande piattaforma onde risolvere anche obiettivi socialmente utili, quali la senilità progressiva dell’intera popolazione europea. Questo è uno degli obiettivi nel mirino del Regno Unito.

Accessibilità, affidabilità, facilità nell’uso solo le componenti principali dei servizi digitali che il Regno Unito intende sostenere.

L’esternalizzazione dei servizi e delle attività non considerate “core” dalle imprese hanno permesso la creazione di servizi da erogare on line ad una moltitudine di soggetti, ed in particolare per il tramite del “cloud computing”, con metodi che, a seconda della solidità della struttura, tengano più o meno conto della rischiosità del trattamento di dati personali o della disponibilità del servizio.

Il Governo UK in tale frangente intende sostenere le PMI che offrano questo tipo di servizi. Comprendere gli utenti e prevedere i loro bisogni è dunque fondamentale per le imprese, tenendo conto che l’internet delle cose è ormai galoppante e che “we will soon be connected to the internet everywhere we go, all of the time” (saremo presto connessi ad internet in qualunque posto andremo, per tutto il tempo).

 Uno dei case study di maggiore successo sostenuti dal Governo britannico e che trovo davvero interessante, è questo : un’impresa che ha ideato un sistema di tracciabilità magnetica per diagnosticare i tumori evitando gli effetti negativi delle radiazioni, attualmente testato su 6mila pazienti ed in espansione negli Stati Uniti.

 

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By | 2018-05-17T14:17:34+00:00 luglio 13th, 2015|LTD Londra | Novità dal Regno Unito|Commenti disabilitati su Il Regno Unito punta alla leadership in Digital Economy

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Paola Zambon è Dottore commercialista in Italia, chartered accountant in Inghilterra e Galles, expert comptable in Lussemburgo.