split paymentIl meccanismo di “split payment”, ovvero una speciale modalità di versamento dell’imposta sul valore aggiunto, al fornitore del bene o del servizio viene erogato il solo importo del corrispettivo pagato dalla P.A., al netto dell’IVA indicata in fattura; l’imposta è di fatto sottratta alla disponibilità del fornitore e acquisita direttamente dall’Erario.

All’uopo la nuova norma (legge di stabilità) intenderebbe inserito un nuovo articolo nel Testo Unico Iva domestico (DPR 633/72):
“Art. 17-ter –

Split payment – Operazioni effettuate nei confronti di enti pubblici

1. Per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nei confronti dello Stato, degli organi dello Stato ancorché dotati di personalità giuridica, degli enti pubblici territoriali e dei consorzi tra essi costituiti ai sensi dell’articolo 25 della legge 8 giugno 1990, n. 142, delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, degli istituti universitari, delle unità sanitarie locali, degli enti ospedalieri, degli enti pubblici di ricovero e cura aventi prevalente carattere scientifico, degli enti pubblici di assistenza e beneficenza e di quelli di previdenza, per i quali i suddetti cessionari o committenti non sono debitori d’imposta ai sensi delle disposizioni in materia di imposta sul valore aggiunto, l’imposta è in ogni caso versata dai medesimi secondo modalità e termini fissati con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze.”
La direttiva 2013/43/Ue il Consiglio europeo ha previsto che gli Stati membri europei possano adottare nuove ipotesi di “reverse charge” come lotta all’evasione fiscale ma sono fino al 31 dicembre del 2018 e previa autorizzazione del Consiglio stesso e solo in alcuni casi (la nuova norma in questo caso, così com’è, sarebbe infatti attuata in deroga all’art. 395 dell’attuale Direttiva Iva).

Split payment – La novità dell’emendamento al Disegno di Legge

Con un emendamento al disegno di legge di Stabilità 2015 approvato dalla Commissione Bilancio della Camera sono state ora inserite due novità:
– per i compensi relativi alle prestazioni di servizi, assoggettati a ritenute alla fonte a titolo di IRPEF (es. compensi di professionisti ed in generale da lavoro autonomo) il nuovo meccanismo dello split payment sarebbe escluso;
– onde favorire il rimborso dell’eventuale credito Iva maturato nei confronti dei fornitori ai quali si applicherebbe invece il meccanismo, gli stessi andrebbero inseriti nell’elenco dei soggetti di cui all’art. 38-bis co. 9 del DPR 633/72 (in seguito riportato il suddetto articolo), in modo da vedersi riconosciuto il rimborso dell’eccedenza di Iva a credito in modalità prioritaria almeno per la parte del credito relativo alle operazioni riferibili direttamente allo “split payment”.

Si evidenzia che qualora non venisse accettata la deroga alla disciplina comunitaria dell’IVA da parte del Consiglio europeo per accettare il meccanismo dello split payment, la norma prevederebbe un aumento dell’aliquota dell’accisa sui carburanti tale da determinare maggiori entrate nette non inferiori a 988 milioni di euro a decorrere dal 2015.

Art. 38-bis DPR 633/1972
Split payment – Esecuzione dei rimborsi.

I rimborsi previsti nell’articolo 30 sono eseguiti, su richiesta fatta in sede di dichiarazione annuale, entro tre mesi dalla scadenza del termine di presentazione della dichiarazione prestando,
contestualmente all’esecuzione del rimborso e per una durata pari a tre anni dallo stesso, ovvero, se inferiore al periodo mancante al termine di decadenza dell’accertamento, cauzione in titoli di Stato o
garantiti dallo Stato, al valore di borsa, ovvero fideiussione rilasciata da un’azienda o istituto di credito, comprese le casse rurali e artigiane indicate nel primo comma dell’articolo 38, o da
una impresa commerciale che a giudizio dell’Amministrazione finanziaria offra adeguate garanzie di solvibilita’ o mediante polizza fideiussoria rilasciata da un istituto o impresa di assicurazione. Per le piccole e medie imprese, definite secondo i criteri stabiliti dal D.M. 18 settembre 1997 e dal D.M. 27 ottobre 1997 del Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, di adeguamento alla nuova disciplina comunitaria, dette garanzie
possono essere prestate anche dai consorzi o cooperative di garanzia collettiva fidi di cui all’articolo 29 della legge 5 ottobre 1991, n. 317, iscritti nell’albo previsto dall’articolo 106 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385. Per i gruppi di societa’, con patrimonio risultante dal bilancio consolidato superiore a 500 miliardi di lire, la garanzia puo’ essere prestata mediante la diretta assunzione da parte della societa’ capogruppo o controllante
di cui all’articolo 2359 del codice civile della obbligazione di integrale restituzione della somma da rimborsare, comprensiva dei relativi interessi, all’Amministrazione finanziaria, anche per il caso di cessione della partecipazione nella societa’ controllata o collegata. In ogni caso la societa’ capogruppo o controllante deve comunicare in anticipo all’Amministrazione finanziaria l’intendimento di cedere la partecipazione nella societa’ controllata o collegata.
La garanzia concerne anche crediti relativi ad annualita’ precedenti maturati nel periodo di validita’ della garanzia stessa. Dall’obbligo di prestazione delle garanzie sono esclusi i soggetti cui spetta un rimborso di imposta di importo non superiore a lire 10 milioni. Sulle somme rimborsate si applicano gli interessi in ragione del 9 per cento annuo, con decorrenza dal novantesimo giorno successivo a quello in cui e’ stata presentata la dichiarazione, non computando il periodo intercorrente tra la data di notifica della richiesta di documenti e la data della loro consegna, quando superi quindici giorni. Con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate sono definite le ulteriori modalita’ ed i termini per l’esecuzione dei rimborsi previsti dal presente articolo. (79) Il contribuente puo’ ottenere il rimborso in relazione a periodi inferiori all’anno, prestando le garanzie indicate nel comma precedente, nelle ipotesi di cui alle lettere a), b) ed e) del terzo comma dell’articolo 30 nonche’ nelle ipotesi di cui alla lettera c) del medesimo terzo comma quando effettua acquisti ed importazioni di beni ammortizzabili per un ammontare superiore ai due terzi dell’ammontare complessivo degli acquisti e delle importazioni di beni e servizi imponibili ai fini dell’imposta sul valore aggiunto ( e nelle ipotesi di cui alla lettera d) del secondo comma del citato articolo 30 quando effettua, nei confronti di soggetti passivi non stabiliti nel territorio dello Stato, per un importo superiore al 50 per cento dell’ammontare di tutte le operazioni effettuate, prestazioni di lavorazione relative a beni mobili materiali, prestazioni di trasporto di beni e relative prestazioni di intermediazione, prestazioni di servizi accessorie ai trasporti di beni e relative prestazioni di intermediazione, ovvero prestazioni di servizi di cui all’articolo 19, comma 3, lettera a-bis) )). ((139)) Quando sia stato constatato nel relativo periodo di imposta uno dei reati di cui all’articolo 4, primo comma, n. 5), del decreto-legge 10 luglio 1982, n. 429, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1982, n. 516, l’esecuzione dei rimborsi prevista nei commi
precedenti e’ sospesa, fino a concorrenza dell’ammontare dell’imposta sul valore aggiunto indicata nelle fatture o in altri documenti illecitamente emessi od utilizzati, fino alla definizione del relativo procedimento penale.
Ai rimborsi previsti nei commi precedenti e al pagamento degli interessi provvede il competente ufficio utilizzando i fondi della riscossione, eventualmente aumentati delle somme riscosse da altri uffici dell’imposta sul valore aggiunto. Ai fini della formazione della giacenza occorrente per l’effettuazione dei rimborsi e’ autorizzata dilazione per il versamento all’erario dell’imposta riscossa. Ai rimborsi puo’ in ogni caso provvedersi con i normali stanziamenti di bilancio. (45)

Ai fini della formazione della giacenza occorrente per l’effettuazione dei rimborsi e’ autorizzata dilazione per il versamento all’erario dell’imposta riscossa. Ai rimborsi puo’ in ogni caso provvedersi con i normali stanziamenti di bilancio. Con decreto del Ministro delle finanze di concerto con il Ministro del tesoro sono stabiliti le modalita’ relative all’esecuzione dei rimborsi e le modalita’ ed i termini per la richiesta dei rimborsi relativi a
periodi interiori all’anno e per la loro esecuzione. Sono altresi’ stabiliti le modalita’ ed i termini relativi alla dilazione per il versamento all’erario dell’imposta riscossa nonche’ le modalita’relative alla presentazione della contabilita’ amministrativa e al trasferimento dei fondi tra i vari uffici.

Se successivamente al rimborso o alla compensazione viene notificato avviso di rettifica o accertamento il contribuente, entro sessanta giorni, deve versare all’ufficio le somme che in base all’avviso stesso risultano indebitamente rimborsate o compensate, insieme con gli interessi del 12 per cento annuo dalla data del rimborso o della compensazione, a meno che non presti la garanzia prevista nel secondo comma fino a quando l’accertamento sia divenuto definitivo.

(20)
I rimborsi di cui all’articolo 30, terzo comma, lettere a), b) e d), sono eseguiti, senza prestazione delle garanzie previste nel presente articolo, quando concorrono le seguenti condizioni:
a) l’attivita’ e’ esercitata dall’impresa da almeno cinque anni;
b) non sono stati notificati avvisi di accertamento o di
rettifica concernenti l’imposta dovuta o l’eccedenza detraibile, da
cui risulti, per ciascun anno, una differenza tra gli importi
accertati e quelli dell’imposta dovuta o dell’eccedenza di credito
dichiarate superiore:
1) al 10 per cento degli importi dichiarati se questi non
superano cento milioni di lire;
2) al 5 per cento degli importi dichiarati se questi superano i
cento milioni di lire ma non superano un miliardo di lire;
3) all’1 per cento degli importi dichiarati, o comunque a 100
milioni di lire, se gli importi dichiarati superano un miliardo di
lire;
4) e’ presentata una dichiarazione sostitutiva di atto di
notorieta’ a norma dell’articolo 4 della legge 4 gennaio 1968, n. 15,
attestante che:

 

1) il patrimonio netto non e’ diminuito, rispetto alle
risultanze dell’ultimo bilancio approvato, di oltre il 40 per cento;
la consistenza degli immobili iscritti nell’attivo patrimoniale non
si e’ ridotta, rispetto alle risultanze dell’ultimo bilancio
approvato, di oltre il 40 per cento per cessioni non effettuate nella
normale gestione dell’attivita’ esercitata; l’attivita’ stessa non e’
cessata ne’ si e’ ridotta per effetto di cessioni di aziende o rami
di aziende compresi nel suddetto bilancio;

2) non risultano cedute, se la richiesta di rimborso e’
presentata da societa’ di capitali non quotate nei mercati
regolamentati, nell’anno precedente la richiesta, azioni o quote
della societa’ stessa per un ammontare superiore al 50 per cento del
capitale sociale;

3) sono stati eseguiti i versamenti dei contributi
previdenziali e assicurativi.

L’ammontare del rimborso erogabile senza garanzia non puo’ eccedere
il 100 per cento della media dei versamenti affluiti nel conto
fiscale nel corso del biennio precedente.
Con decreti del Ministro dell’economia e delle finanze sono
individuate, anche progressivamente, in relazione all’attivita’
esercitata ed alle tipologie di operazioni effettuate, le categorie
di contribuenti per i quali i rimborsi di cui al primo e al secondo
comma sono eseguiti in via prioritaria entro tre mesi dalla richiesta